| Una notte ho udito la tua voce lontana E nelle fiamme della mia anima torturata Ho ben compreso che mai saresti stata mia Eppure attendo ancora,pur senza speranza, di sfidare il mio destino Su di me grava un’eterna maledizione, una condanna alla solitudine assoluta, so bene che mai dividerai la tua vita con me… E’una causa persa,perché una Dea non discende mai fra i mortali, e meno che mai fra i dannati…
Christine si svegliò nel cuore della notte,il fiato corto,ricoperta di un sottile strato di sudore,del tutto inspiegabile nel rigido mese di gennaio. Si strinse nelle coperte come una bambina,sollevandosi mezza a sedere sul letto,e spiando l’oscurità che sembrava aver inghiottito il mondo. Un mondo così estraneo,la notte…
Se solo potessi vedere il mondo come io lo vedo… Se potessi vivere la notte al mio fianco per sempre.. Se potessi davvero vedermi,angelo mio, se potessi credere ciecamente in me!
Forse potresti amarmi, e lasciare che io ti veneri Forse potresti cambiare le pagine del libro del mio destino.. Darei in cambio tutta la mia miserabile vita Per un solo tuo sorriso di gratitudine…
Cosa accadrà domani? Cosa accadrà se tu non mi udrai più cantare? Cosa accadrà quando l’amore verrà a te? Io perderò il mio dolce angelo...
La voce tacque. Christine si sentiva smarrita: non le era mai capitato nulla di simile,nella vita. Sentì un brivido di freddo mentre la stanza risprofondava nel silenzio. Non sapeva come porre rimedio a quell’ovattato tacere….oh,come avrebbe voluto poter udire di nuovo quella voce cantare!!
Proprio ora che l’Angelo della Musica era venuto a lei, lo stava perdendo per sempre. No,non doveva permetterlo!!! Si alzò velocemente dal letto,e si gettò uno scialle sulla sottile camicia da notte. I piedi nudi sul pavimento gelido le dolevano,ma non perse tempo a rivestirsi o a cercare le sue scarpe. Si inginocchiò,ed iniziò a pregare sommessamente,lo sguardo rivolto in alto, affondato nel buio impenetrabile della camera.
“Angelo,Angelo,canta ancora per me! Tu canti come non ho udito mai nessuno fare..possiedi un dono che agli umani è precluso. Solleva la mia anima fra le tue braccia, eleva il mio spirito alle tue altezze, infondimi la tua grazia ed il tuo dono,ti prego! Angelo della Musica, prendi possesso del mio corpo e del mio spirito, donami la tua gloria! Prendi la mia mano e portami via con te… il mio cuore trema,il mio spirito è debole, solo tu puoi aiutarmi…ti prego…”
Le parole appena sussurrate furono interrotte dalle calde lacrime che le rigarono le guance. Nessuna risposta al suo accorato appello,perché? L’angelo era lì con lei,ne era sicura…poteva udirne il respiro irregolare, percepirne l’eterea presenza tutt’intorno.
Non vide nulla,in quel buio pesto. Ma le parve…o forse fu un sogno,che una mano gentile le asciugasse il viso, la sollevasse in braccio e la riportasse a letto. Christine chiuse gli occhi, e si arrese a quel destino. Ancora non sapeva cosa sarebbe accaduto….
In un altro tempo e in un altro luogo...
La bambola era assolutamente splendida. Non ne aveva mai veduta una uguale,nel piccolo villaggio dove era sempre vissuta fino ad allora. Non aveva mai sognato di possederne una simile…
Sembrava davvero una piccola dama parigina, con una complicata e raffinata acconciatura di riccioli biondi a incoronarle il capo elegante. Un abito soffice e candido come una piuma, vaporoso e arricciato le scendeva sulle spalle eleganti,sul vitino sottile e ben delineato, stretto in un busto che imitava l’ultima alta moda francese,impreziosito da piccoli strass che brillavano come veri diamanti. Le ampie sottogonne le conferivano un’aria seria ed elegante,come le minuscole scarpine intagliate che le calzavano i piedini torniti. I grandi occhi blu sembravano fieri e distanti, persi nei divertimenti e nel lusso che la Francia sapeva offrire.
Christine non riusciva quasi a respirare per la fortissima emozione. Allungò con reverenza una manina, osando appena sfiorire quel meraviglioso balocco. Alle sue spalle, risuonò la risata divertita di suo padre. “Forza,bambina,prendila. E’tua…sei contenta del ricordo che ti ho portato da Parigi? Non appena l’ho vista ho pensato che era il regalo perfetto per la mia adorata principessina…”
Colma di affetto e gratitudine, Christine si voltò e corse ad abbracciare strettamente l’adorato genitore. Il padre la strinse forte a sé,sollevandola fra le braccia e facendola roteare nell’aria,leggera come una nuvola. “Ahhh…allora non mi sono ingannato! Ti piace!” Christine annuì solennemente. “Non ne ho mai immaginata neppure una così bella… grazie papà,ti voglio tanto bene!” gli rispose schioccandogli un bacio sulla guancia. “Sai Christine? Un giorno,quando sarai più grande,mi accompagnerai nei miei viaggi..Vedrai Parigi,e ti comprerò un vestito come questo..ma tu sarai molto più bella,bambina mia,molto di più! Sarai così bella e piena di talento che anche gli angeli scenderanno dal cielo per venirti a vedere!” Risero entrambi,nel rinnovare quel semplice gesto fra loro,quel gioco scherzoso che li univa da anni.
“Sei sempre il solito sconsiderato!” La voce di Isabelle Daae risuonò gelida nella stanza. Christine spalancò gli occhi,mentre il padre la depositava con cautela a terra. Fissò abbacinata la figura arrabbiata della madre che si precipitava nella stanza, e che sollevava con un’espressione di scherno la sua preziosa bambola. “Non mi risultava che fossimo tanto ricchi da poterci permettere giocattoli simili.” La voce della madre le sferzava le orecchie come una frustata,sibilando carica di minaccia nell’aria,e saturando la stanza di una strana tensione.
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